Regione Umbria: medioevo feudale tra privilegi e condanne

Regione Umbria: medioevo feudale tra privilegi e condanne

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In questo primo anno in Consiglio regionale abbiamo avuto la sensazione di trovarci negli anni bui del medioevo feudale: per quasi tutti c’è la disoccupazione, poca o nulla meritocrazia, concorsi pubblici rarissimi con pochissimi posti e migliaia di candidati, la precarietà e un progressivo, ma inesorabile, peggioramento dello standard di vita e dei diritti. Ci sono poi pochi privilegiati, che per tutta la vita beneficiano di lauti compensi pubblici. Una volta questi “privilegiati” erano i nobili proprietari terrieri, oggi invece sono pochi soggetti legati a doppio filo con la politica di maggioranza. In questo deserto meritocratico, questi pochi privilegiati ottengono sempre poltrone e incarichi (lautamente retribuiti con soldi pubblici), spesso però senza avere un curriculum minimamente pertinente con gli incarichi conferiti, senza concorsi (con migliaia di contendenti per una manciata di posti), ma per semplice “nomina”. Già ci siamo occupati di alcuni di essi in nostri precedenti interventi. Caso UmbraFlor-Sandro Vitali / Caso Giuliano Nalli

Quello che descriviamo oggi, tuttavia, è un livello ancora diverso.

Abbiamo presentato una mozione alla Giunta, chiedendo quella che dovrebbe essere una ovvietà, ma che nella nostra “Regione alla rovescia” non è: non assegnare incarichi pubblici a condannati per reati contro le pubbliche amministrazioni o che hanno subìto condanne dalla Corte dei Conti per danno erariale.

Abbiamo raccolto due esempi emblematici di questa assurdità (per non dire altro).

Il primo è il Prof. Maurizio Oliviero, attualmente impegnato a fianco della presidente Marini per la campagna del SÍ al Referendum Costituzionale (DDL Boschi). Proprio la Presidente, lo ha nominato amministratore unico di ADISU nel 2010 dalla Presidente Marini per tre anni e poi sistematicamente prorogato dalla stessa (DPGR 31 luglio 2013 n° 83). Nel 2015, poi, la Presidente Marini, in modo gattopardesco, “cambiò tutto, proprio affinché tutto restasse uguale”: con Decreto della Presidenza della Giunta 129/2015 nominò Maurizio Oliviero commissario straordinario dell’ADISU, con le medesime “funzioni attribuite all’amministratore unico” e con il  medesimo compenso dell’amministratore unico, ponendolo de facto nella identica posizione in cui si trovava in precedenza. Sulla carta la nomina sarebbe dovuta essere temporanea fino al 31 dicembre 2015, ma è partito un valzer di rinnovi, sempre senza spiegare nel dettaglio le motivazioni degli stessi. Il prossimo scadrà il 31 luglio 2016 e vedremo se arriverà l’ennesimo rinnovo della Presidente.

Ma non è solo criticabile questa catena infinita e ingiustificata di rinnovi, ma soprattutto il fatto che il Prof. Oliviero (difeso in quell’occasione proprio dall’avvocato Antonio Bartolini, attuale assessore), è stato condannato dalla Corte dei Conti (con sentenza 97 dell’11 marzo 2015, pubblicata in data 8 settembre 2015) proprio per condotte tenute quando era amministratore unico di ADISU, avendo favorito una dipendente conferendole mansioni superiori (con conseguente danno erariale), nonostante pareri negativi degli organi competenti. Nella sentenza si fa esplicito riferimento alla “antigiuridicità delle condotta tenuta dai due convenuti” , una “condotta “concludente” [che] dimostra che volevano proprio lei [Dott.ssa Ciabattini Costanza] e non altri, noncuranti dell’aggravio di spesa che ciò avrebbe comportato per l’Agenzia, che pertanto deve essere posto a loro carico, come richiesto dalla Procura, in parti uguali tra loro, a titolo di colpa grave”.

Il secondo esempio riguarda è Angelo Cerquiglini, recentemente nominato dirigente del Servizio Reingegnerizzazione e Digitalizzazione dei Processi dell’Amministrazione Regionale e delle Autonomie Locali, dell’Area Organizzazione delle Risorse umane, innovazione tecnologica e autonomie locali (DGR 3 agosto 2015 n° 956). Anche per lui, l’incarico che sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2015 è stato già prorogato già tre volte (mediante determinazioni dirigenziali 446, 1946, 3977 del 2016) fino al 31 agosto 2018. Anche Cerquiglini è stato condannato dalla Corte dei Conti (sentenza 137 del 22 maggio 2013 ,pubblicata in data 10 dicembre 2013) per fatti avvenuti quando Cerquiglini rivestiva il ruolo di direttore generale del Comune di Spoleto. Nella sentenza si parla di “grave ed inescusabile superficialità, [con cui] ha sovrastimato la richiesta compensativa, inducendo in errore lo stesso Ministero, che faceva affidamento sulla correttezza dei dati fornitigli”.

Al di là dei profili di merito legati ai due esempi citati (ad esempio chiarire se esiste o no un conflitto di interesse dell’assessore Bartolini, membro della Giunta, avvocato difensore e collega del Prof. Oliviero) troviamo grottesco che non vi siano requisiti di onorabilità e competenza per quelle persone poste al vertice della Regione Umbria e di enti partecipati da essa, quando si parla solo di “furbetti del cartellino” e anche per inquadramenti bassi bisogna superare concorsi pubblici durissimi.

La legge deve tornare ad essere la stessa, per tutti!

Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari,
Portavoce M5S – Consiglio regionale dell’Umbria

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