#NoMesCina Prima vittoria, ma la battaglia continua

#NoMesCina Prima vittoria, ma la battaglia continua

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La partita di andata è vinta. Hanno vinto i cittadini e le imprese. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che frena sulla concessione dello status di economia di mercato alla Cina, una decisione che l’Europa deve prendere entro la fine dell’anno. Era la prima volta che i rappresentanti dei cittadini si esprimevano su questo tema. La Commissione europea, adesso, nel fare la sua proposta al Consiglio europeo non potrà far finta di niente. Bisogna vincere anche la partita di ritorno per portare a casa questa importante vittoria per il futuro delle imprese europee.

Nel disinteresse generale siamo stati i primi a sollevare il problema, abbiamo trascinato il Parlamento europeo. Il Movimento 5 Stelle ha combattuto a viso aperto la battaglia del #NoMesCina per difendere l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. I nostri portavoce sono stati al fianco di imprenditori e lavoratori quando lo scorso 15 febbraio erano scesi in piazza a Bruxelles, sono stati i promotori di un gruppo di interesse che ha coinvolto ben 69 parlamentari europei, hanno organizzato una contro-consultazione pubblica per ascoltare davvero la voce di tutti i cittadini e, infine, hanno girato tutta l’Italia – e continueranno a farlo nei prossimi giorni – nel #NoMesCina tour, una campagna informativa sui rischi di questa concessione.

Il Movimento 5 Stelle ha combattuto una forte battaglia nelle piazze, nelle fabbriche e nelle Istituzioni per fermare quello che per molti era scontato: l’automatica concessione dello status di economia di mercato in cambio di copiosi investimenti cinesi nel cosiddetto piano Juncker, quello annunciato dal Presidente della Commissione a inizio mandato e che ancora non ha visto la luce.

La risoluzione approvata dal Parlamento europeo ha il grande merito di riconoscere nero su bianco che “la Cina non soddisfa i cinque criteri richiesti per essere definita una economia di mercato”. Inoltre, si suggerisce alla Commissione europea di prendere in esame una metodologia non standard nella determinazione dei prezzi dei beni importanti in Europa dalla Cina. Solo così si potrà valutare se la concorrenza sleale cinese continua a danneggiare l’impresa europea.

Nella risoluzione del Parlamento, tuttavia, resta una ambiguità che un emendamento del Movimento 5 Stelle voleva togliere del tutto. Non è scritto a chiare lettere che l’Unione europea NON DEVE riconoscere alla Cina lo status di mercato. Poiché il diavolo troppo spesso si nasconde nei dettagli, il nostro emendamento afferma il principio #NoMesCina senza se e senza ma. Purtroppo la maggioranza del Parlamento europeo ha votato contro. Perché?

FOTO. Sulla destra, in grassetto, l’emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle che esclude in modo assoluto il riconoscimento del Mes alla Cina.

Il Movimento 5 Stelle oggi festeggia ma dalle prossime ore denuncerà ogni futura trappola che possa annacquare questa prima vittoria di cittadini e imprese. L’industria europea non può essere svenduta per un cavillo burocratico. La Cina ritiene automatico il riconoscimento di economia di mercato perché nell’accordo di ingresso nel WTO siglato nel 2001 c’era scritto che, dopo un periodo transitorio di 15 anni, si poteva valutare questa ipotesi. Ma la Cina è rimasta una economia socialista. Lavoro, capitali, energia, tutto è controllato dal Partito comunista. Il mercato è pianificato con 71 piani diretti organizzati dall’alto. Le banche sono al 90% statali, il prezzo del gas e delle materie prime è controllato. Se l’Europa riconoscerà alla Cina lo status di economia di mercato, cadrebbero automaticamente tutti i dazi doganali, oggi in vigore, che servono a proteggere le imprese europee dalla concorrenza sleale dei prodotti Made in China.

La risoluzione approvata conferisce enormi poteri discrezionali alla Commissione europea che, dopo il 2014, si è trasformata in una struttura piramidale a regia tedesca. Questo è il grave limite del testo approvato oggi, e per questa ragione il gruppo EFDD non l’ha firmato, ma non ne ha ostacolato l’adozione.

Dire no al Mes alla Cina significa dire sì al futuro dell’impresa italiana.

Ps. I nostri portavoce sono a disposizione di tutti gli imprenditori e professionisti che vogliono collaborare e dialogare per continuare questa battaglia. Bisogna vincere la partita di ritorno!

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